lunedì 5 aprile 2010

I ladri d'identita', tentato scippo on line e capita anche questo....se non si sta attenti

In wikizionario mi sono imbattuto in una voce strana italo-somali..... e sono entrato curiosamente. Sorpresa!! C'e storia della Somalia (coloniale), la comunita' italiana durante quel periodo e poi passa agli italo somali e li' c'era la sorpresa del tentato scippo. Ovviamente non e' tutto scontato e qualche errore su chi non conosce e' plausibile, non c'e da meravigliarsi ma in wiki e' stata tentata una sottiliezza programmata e scientemente applicata. Questo genere di fatto poteva passare qualche anno fa ma non piu' ora. Ora in questa comunita' c'e una consapevolezza di cui il primo punto e' tenere alla propria identita', la nostra identita'. E' uno dei punti irrunciabili, su questa identita' nel passato siamo stati massacrati in Somalia e in Italia oggi e' oggetto di scippo a danno nostro. Ad ogni buon conto, questo episodio di wiki sia un segno che ci induca tutti noi a vigilare.
Di seguito vi riporto tutti gli interventi che hanno portato alla correzione finale che ora in wiki e':
L'esatta denominazione di italosomalo è di madre somala e padre italiano e viceversa o si intende anche quell'insieme di cittadini italiani (e/o loro discendenti) di origine somala o figli di coppie miste, residenti o emigrati in Italia dal Corno d'Africa durante le varie fasi della storia recente della Somalia indipendente. Attualmente si parla anche di diaspora somala in Italia, Europa e nel mondo, ma questa dizione riguarda espressamente cittadini somali.
Prima era:
Somali italianizzati
La voce riguarda gli Italo-somali. Vi sono anche alcuni Somali che si possono chiamare parzialmente italiani in quanto italianizzati, e quindi possiamo inserirli nel gruppo degli Italo-somali. Costoro hanno un solo antenato italiano (magari un nonno o bisnonno). Come nel caso dei 200 Somali di Villabruzzi/Jawhar con lontana ascendenza italiana.--Sabanglana - 19:55, 8 mar 2009 (CET)
Assolutamente falso. Non esiste il parzialmente italiano esiste un jus sanguinis riconosciuto. La persona che ha inserito la voce parla di antenati tipo nonno o bisnonno che non esistono in questo caso. Nella Jowhar citata (Villabruzzi) non esiste assolutamente neanche una persona che possa avere discendenze italiane. Dunque non esistono somali italianizzati ma italosomali. Esistono somali naturalizzati italiani ma senza ascendenze italiane. Wikitionary, riporta l'esatta interpretazione di italosomalo: è italosomalo una persona avente un genitore somalo o un genitore italiano, dunque figli di un somalo e un italiano. Gianni Mari
Premesso che Wikitionary è al pari di Wikipedia prodotto degli utenti e quindi fonte anch'essa migliorabile, nell'uso attuale, quello testimoniato dall'impiego concreto dei locutori, italosomalo è termine che non include solamente i discendenti, anche solo parziali, di italiani già coloni in Somalia. Sono chiamati italosomali anche coloro che sono attualmente cittadini italiani di origine somala e senza ascendenti italiani o che, anche in assenza di cittadinanza, siano di cultura italiana, essendo cresciuti in Italia. Trovo abbastanza fondamentale mantenere questa apertura di significato, perché registra più correttamente la storia sociale complessa che discende dalle relazioni tra Italia e Somalia, non conclusa con la decolonizzazione e nemmeno con l'amministrazione fiduciaria. Continua invece al presente, in stretta relazione con quel passato, ad esempio nella forma dell'emigrazione. Non a caso l'Italia a differenza di altri paesi riconosce pressoché automaticamente lo statuto di rifugiato al somalo che riesca a farne richiesta. --Idris.albadufi (msg)
14:29, 19 set 2009 (CEST)
Chiaro che Wikitionary e Wikipedia sono prodotti dagli utenti ed è chiaramente migliorabile. Secondo il mio modesto parere è errata la terminologia se viene usata per un apertura di significato o per una questione sociale ne semplice ne complessa, ne tanto meno dell'uso (dovuto) che l'Italia fa nei confronti del richiedente asilo politico al cittadino somalo. C'è la cittadinanza e, su ciò siamo d'accordo, che in questo caso è un somalo che diventa italiano ma non è e mai sarà italosomalo se non ha un genitore somalo e uno italiano, ciò è dovuto alla sommatoria di italiano e somalo. Non è una questione culturale, né sociale, né geografica e neanche questione di vecchi coloni. Stiamo parlando di un altro concetto. Oggi in Italia e nel mondo, per fortuna, escludendo la prepotenza coloniale ci sono somali che sposano italiane e italiani che sposano somale dunque la loro progenie è italosomala. M.G.
E dunque come sarebbe opportuno comportarsi ai fini dell'enciclopedia in presenza di un gruppo di individui che usano per sé la definizione di italo-somali (così come ci sono gli italo-algerini, gli italo-americani, gli italo-cinesi), in un senso diverso da quello maggiormente trattato in questa voce? L'uso del termine in questo specifico senso è attestato nell'italiano corrente. --Idris.albadufi (msg)
17:39, 28 set 2009 (CEST)
Va preso atto che se esiste un gruppo di individui con una componente bi-qualcosa gli vada riconosciuta l'esatta terminologia e definizione lessicale. Dunque italosomalo, italoamericano, italocinese etc. Ci sono è basta, dunque non sono soggetti di trattati neolinguistici, liberal lessicali o quanto altro. Voglio far notare che non metto il trattino fra l' italoqualcosa ma unisco in un unica parola composta il termine: italosomalo. M.G.
Dunque questa voce o sezione di sociologia può ora essere ritenuta neutrale?
Il motivo per cui la sezione era considerata poco chiara ed esprimeva generalizzazioni molto dubbie ora sono da ritenere chiariti o quantomeno i dubbi sono stati specificati. Credo possa essere ammessa la voce(moderatore).
Son lieto e felicissimo di aver portato un contributo chiarificatore in questo specifico argomento. Ringrazio tutti gli amici che hanno alimentato i dubbi (special thanks to Idris AlBadufi). Gianni Mari o M.G.

Monitoraggio Storia Buono
La voce ha raggiunto un buon livello di valutazione in base a quanto raccomandato nel monitoraggio della qualità. Voce monitorata nel mese di febbraio 20

sabato 3 aprile 2010

Antropologia americana.

La vicenda degli italosomali, celata in Italia in modo vergognoso, e' stata scoperta anche dagli americani.

La rivista Anthropology News -http://www.aaanet.org/publications/articles.cfm - ha pubblicato nella rivista del mese di Aprile un servizio a proposito del razzismo italiano verso gli italosomali.

La nostra associazione imperturbabile continua la sua lotta per far emergere questa grave lacuna della democrazia del nostro paese. Sono cinquant'anni il 30 Giugno la fine dell'Afis ma, la nostra vicenda viene ancora messa al bavaglio politico, etico e morale. Tuttavia, tutti questi personaggi non hanno capito che il verminaio di cui sono autori non potra' rimanere in oblio permanentemente ed indefinitivamente. Siamo testardi ed agguerriti, abbiamo dalla nostra parte una tenacia indomabile e sopra tutto la ragione delle nostre rivendicazione.

Chiunque pensi di poterci mettere al silenzio indefinito e' avvertito non ce la potra' fare ora ne mai.

L'unico avvertimento, mi preme segnalarlo, che il peggior nemico di noi stessi possiamo essere solo noi. Il dibattito e' salutare ma essere vigili sulle idiozie che tante volte si dicono senza collegare la materia grigia e' necessario. Va anteposto il rispetto e l'educazione perche' diversamente si va a guastare l'equilibrio di un lavoro ultradecennale. Un lavoro costato tempo, ferie, soldi, passione, costanza e caparbia di alcuni -pochi- elementi della comunita' a favore di tutti senza distinzione. Il nostro lavoro e' a disposizione di tutti ed assicuriamo che la democrazia e la pruralita' della nostra attivita' e' al servizio esclusivo del bene comune. Sarebbe un peccato GRAVISSIMO, a questo, punto cercare di sabottare quanto abbiamo duramente raggiunto.

Vi invito a a valutare la sostanza, la bonta' piuttosto che il chiacchericcio e il venticello delle allusioni. Invito altresi' coloro che parlano di dittatura a candidarsi - e qui si vedranno i fatti -nelle prossime elezioni di fine Giugno del direttivo Ancis, abbiamo bisogno di nuova linfa. Diversamente, tutti potranno valutare la democrazia dell'associazione e le chiacchere nocive. Intanto, noi si lavora e si lavora PER TUTTI.

http://www.aaanet.org/resources/A-Public-Education-Program.cfm


mercoledì 21 ottobre 2009

Ricordando Maria Pia



Quattro anni fa è venuta a mancare agli affetti dei suoi famigliari e amici Maria Pia. Nel quadriennale la ricordiamo e pregheremo anche per lei il 14 Novembre 2009

martedì 20 ottobre 2009

Che cosa vi succede?

Il blog era stato creato per scambiarci idee, proposte, scrivere, parlare e special modo trovarci. Ma vedo che il tutto langue e che non c'è nessuno che si fa vivo.....
E' preoccupante perché questo è un sintomo di disgregazione e dissaffezione per tutti noi.
In giro ci sono molte chiacchere, molto dannose e senza costrutto, ma non c'è domanda diretta a chi potrebbe darvi chiarimenti e non parole a vanvera. Dunque utilizziamo questo nostro spazio sociale e vi chiedo cortesemente di utilizzare sia il blog e di utilizzare anche la mail del sito per porre le vostre giuste esternazioni, dubbi, chiarimenti o qunt'altro.
Vi ripeto che potete contattarmi a questa mail e chiedete qualsiasi cosa, vi risponderò come ho sempre risposto a tutti.
Ulteriormente vi prego e vi esorto di utilizzare tutti gli spazi di utilizzo del sito e vi chiedo anche di partecipare.
Grazie a tutti.
Gianni Mari

sabato 23 maggio 2009

Quale razza

Vi propongo Isabella Marincola, beneamata sorella maggiore che racconta un po' di se:
http://www.youtube.com/watch?v=ivqZeYkMCm0
Quale razza.......

mercoledì 29 aprile 2009

Giulietta


A ricordo di Giulietta deceduta a Dar er Salam.
Mercoledi, 22 Aprile 2009.
La trasmissione nazionale di Rai3 "Chi l'ha visto?" è andata in onda. L'incredibile vicenda degli Italosomali. L'Italia e le leggi razziali, che non finirono con il fascismo. Un shock per l'opinione pubblica italiana che ora scoprono questa vicenda incredibile. Il video lo potete rivedere a questi Link:

mercoledì 24 dicembre 2008

Un Anno eccezionale per gente eccezionale.


Cari fratelli, sorelle, amici, amiche un caro augurio innanzi tutto di Buon Natale e felice feste. Oltre agli auguri di prassi abbiamo e c'è anche una certezza: finalmente cominciamo a credere nelle nostre forze e che siamo un gruppo coeso e unito. Personalmente vi ringrazio tutti e ringrazio le persone che hanno lavorato tutti questi anni a questo nostro progetto. Sono state appaganti giornate di esperienza che ci hanno formato come persone e ci hanno reso veramente consapevoli sulle nostre collettive potenzialità. Il lavoro svolto è un duro lavoro ed è una realtà per la nostra Comunità, una realtà che viene lodata da altri meticci come noi – “Questo rende merito ad una comunità che è rimasta, comunque, compatta ed unita nel rivendicare i propri diritti. Noi italoeritrei, purtroppo, non siamo altrettanto coesi. Scrive quest’amico nel nostro blog” –.
Ma ciò che mi rende veramente orgoglioso di tutto e il fatto che abbiamo eliminato e superato aspetti negativi che fino ad oggi avevano fatto fallire qualsiasi tentativo di associarci fra di noi e ciò per mille motivi che non sto a indicare o elencare. C’è finalmente consapevolezza di essere forza unica e non siamo ammaliabili alle sterili incomprensioni. Siamo i primi a crederci, al di là dei risultati che potrebbero venire o meno. Il primo risultato c’è ed è stato visibile con le riunioni che abbiamo tenuto l’11 e il 26 Ottobre. E’ stata una gioia indescrivibile aver fatto incontrare, incontrarci così numerosi, felici, contenti di rivederci e di contarci. Bellissimo. Un anno eccezionale, indimenticabile. Mi ha fatto scordare le fatiche, le delusioni, l’amarezza dei tanti incontri andati a vuoto e che sembravano tempo sprecato, perso. No, oggi ho la certezza che non abbiamo perso un minuto e ne perderemo sempre meno portando avanti le nostre ragioni, rivendicazioni e quant’altro, però, non perdendo anche di vista quello che siamo: gente eccezionale.
In primo luogo siamo felici di esserci attivati per tirare fuori il nostro caro fratello Aurelio Zatti e un suo fratello bloccato in Somalia presso le autorità italiane appunto perché venga riconosciuto nelle sue specificità di membro della Comunità italo somala. Ci sono buone probabilità che Aurelio torni fra i suoi fratelli libero di viaggiare e trovare i suoi affetti e i suoi figli senza essere ingabbiato in una cittadinanza somala che non gli appartiene e lo costringe profugo in Uganda.
Il nostro cammino sfocerà fra 18 mesi nel 50nnale della fine dell’Afis a cui ci stiamo preparando e su questo vi chiediamo il vostro supporto a fornirci eventuali documentazioni, fotografie;
Abbiamo in atto la campagna per aggiornare il database dell’elenco degli italosomali in Italia e nel mondo. Che consiste di adottare 10 nominativi di italosomali e inviateci i loro dati di cui siete certi e verificati: luogo e data di nascita, residenza, città, telefono e email. Ribadisco l’appello di aiutarci a censirci;
C’è un importante iniziativa di fattibilità in corso, di cui per motivi di riservatezza al momento non vi posso mettervi al corrente, ma che al momento opportuno saprete i particolari;
Per i primi mesi dell’anno nuovo mettiamo all’incasso uno dei nostri cavalli di battaglia: il riconoscimento dei contributi previdenziali dei profughi italiani dalla Somalia. A questo proposito l’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro ha presentato un emendamento che sarà firmato nel collegato Lavoro del Ministero ai primi mesi dell’anno nuovo. Non sappiamo come è formulato ma è una battaglia ch’è stata vinta dalla nostra associazione ed è a disposizione di tutti gli italiani profughi dalla Somalia.
Un altro lavoro portato avanti dalla nostra associazione sono le disposizioni a favore dei connazionali costretti al rimpatrio dalla Somalia nel 1991 ed è stato assegnato (non ancora iniziato l'esame) 28 ottobre 2008 alla V^ Commissione del Senato e, appunto forti come siamo diventati l’art 4 delle Commissioni del DDL recita: Art. 4. 1. La Commissione di cui all’articolo 3, comma l, di seguito denominata «Commissione», è costituita entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto fra il Ministero dell’economia e delle finanze e le associazioni di assistenza specifica ai rimpatriati dalla Somalia maggiormente rappresentative. In sede di prima applicazione, partecipa al concerto l’Associazione nazionale della comunità italo-somala (ANCIS).
Appunto elencandovi il lavoro di Ancis e il suo riconoscimento istituzionale anche presso la Regione Lazio, ritenendoci associazione di assistenza specifica, quest’anno abbiamo regalato, firmando il protocollo di concertazione regionale assieme ai profughi dalmati, a due famiglie profughe italiane dell’Etiopia due appartamenti a 200 o 300,00 € di costo totale.
Questo è un resoconto sommario di quanto è stato fatto ma vorrei ritornare a dire che è un resoconto che mi permette dire che abbiamo imboccato la strada principale: quella di essere un gruppo e questo gruppo deve ancora esprimere tutta la sua potenzialità, energie, idee e un auspicio di convivenza che ci permetta di superare DEFINITIVAMENTE piccole ed inutili incomprensioni perfettamente sanabili con dialogo aperto. E’ stato inoltre, un anno eccezionale, perché un meticcio come noi è approdato alla presidenza degli Stati Uniti … ed ho detto tutto. Colui che vi scrive da anni sta dicendo sotto i baffi: “Il meticciato. E’ l’unico particolare rilevante dell’universo, il resto sono solo sfumature irrilevanti…..”
Auguri a tutti e Felice Anno Nuovo cari fratelli, sorelle, amici e amiche.
Gianni Mari

Italosomali .....


Articolo pubblicato sulla rivista Internazionale (n. 770, 2008) e scritto da Cristina:

La scorsa settimana ho partecipato per la prima volta a una riunione dell'Associazione Nazionale Italo-Somali. Cinque anni fa ero rimasta colpita dall'energia dissacratoria di Gianni Mari, presidente dell'Ancis, intervenuto durante un convegno piuttosto pomposo. Non ho avuto, in quel momento, modo di avvicinarlo, ma da allora ci siamo continuati a sentire per telefono come amici di vecchia data. Fonte di storie e di aneddoti inesauribile, mi faceva partecipe di quella che è, ormai da anni, sua ricerca e battaglia appassionataL'Ancis esiste dal 1996, l'obiettivo per cui è stata fondata è soprattutto quello di raccogliere documenti pubblici e privati che ricostruiscano la storia del meticciato italo-somalo, definito da Mari “frutto proibito della lunga relazione tra l'Italia e la Somalia.”La battaglia politica dell'Ancis riguarda il riconoscimento da parte dello stato italiano della responsabilità nei confronti dei soprusi e dei danni psicologici e fisici subiti dai ragazzi italo somali e dalle loro madri. “Chiediamo che lo stato faccia pubblicamente le sue scuse” dichiara Antonio Murat, membro dell'associazione.Strappati alle madri in tenerissima età e cresciuti in collegi in cui vivevano completamente isolati dalla comunità italiana e somala, i meticci continuarono a subire soprusi ben dopo la fine della seconda guerra mondiale e indipendentemente dalle leggi razziali. La maggior parte delle nascite da madre somala e padre italiano si registrano, infatti, nel periodo dell'Afis (Amministrazione Fiduciaria Italiana) tra il 1950 e il 1960 anno dell'Indipendenza somala. Nei collegi nasceva tra i ragazzi un forte senso del gruppo, risposta al doppio isolamento vissuto. Nell'intreccio emozionante di rincontri e ritrovamenti a cui ho assistito durante la riunione romana, mi ha molto colpito la storia raccontatami da Anna Gargiulo, partita da Modena verso Roma, insieme a due amiche provenienti da altre città del nord, sulle tracce di un compagno di scuola scomparso. Qualcuno aveva loro detto che vivesse come vagabondo senza tetto. La ricerca è culminata con la scoperta della sua morte.
Tra le presenti c'era la madre di un'amica d'infanzia, Olivia Marino, che da bambina consideravo molto bella.La scuola italiana e la “Casa d'Italia” di Mogadiscio erano un interstizio ibrido e chiuso anche negli anni Ottanta quando ho cominciato a frequentarle, tuttavia probabilmente non conservavano neppure l'ombra di quell'isolamento opprimente che dovevano aver vissuto gli italo somali nei collegi.

martedì 23 dicembre 2008

Lettera aperta a problemi aperti.....

Salve, mi chiamo Federico Alberti, sono nato a Massaua (Eritrea) nel 1960 e sono Italoeritreo (di padre italiano e mamma eritrea). All'età di anni 10 circa ho perduto mio padre. In seguito a tale circostanza, è intervenuto il Governo italiano e sono stato messo in collegio a Massaua, poi ad Asmara ed infine portato in Italia. Sono stato rimpatriato in Italia nel settembre del 1972 come profugo dall'Eritrea. In Italia sono stato messo in collegio a Roma. Sono cresciuto in collegio fino all'età di anni 18, dopodichè ho dovuto trovare una sistemazione fuori dall' istituto. Ho conosciuto anch'io i disagi, le sofferenze ed i patimenti dell'essere stato strappato dalla propria madre e cresciuto in collegio, da solo. Vi sono tanti italoeritrei che hanno patito lo stesso trattamento. Ho letto nel sito dell'ANCIS che vi sono stati anche tanti italosomali in una situazione analoga. Per la quale giustamente, coraggiosamente e lodevolmente avete avanzato allo Stato italiano una proposta di riconoscimento del danno patito. Questo rende merito ad una comunità che è rimasta, comunque, compatta ed unita nel rivendicare i propri diritti. Noi italoeritrei, purtroppo, non siamo altrettanto coesi. Ed è l' unione che fa la forza...... e la differenza. Di questo, sinceramente, vi ammiro. Di quanto brevemente ho accennato vorrei parlare. Io come (immagino) altri italoeritrei, che si sono trovati in una situazione identica alla vostra, vorremmo, laddove sia possibile, unirci alla vostra battaglia. O perlomeno parlarne un po'. Ritengo sia fattibile che il Governo italiano rimedi, agli errori commessi a suo tempo, intervenendo nei confronti di tutti i soggetti interessati. Parliamone apertamente.
Auguro un Buon Natale e Felice Anno Nuovo, esteso alla vostre famiglie ed a tutti gli italosomali, italoeritrei e italoetiopi.
Federico Alberti

venerdì 28 novembre 2008

Misfatti vostri di Cristina Ali Farah

Prima di uscire, mio padre fa roteare intorno a sé la bomboletta di profumo e controlla allo specchio che la pettinatura afro sia a posto. È in questo modo che vedo riflesso il suo sgomento di fronte al mio improvviso entusiasmo: papà, gli dico, da oggi so cosa sono, mi hanno chiamata misioni. In Somalia, misioni era un termine usato per riferirsi agli italo-somali in senso dispregiativo, ma allora non lo sapevo. E neppure sapevo che fosse legato alle missioni cattoliche, nei cui collegi crescevano molti bambini, figli di madri somale e padri italiani che non li riconoscevano. Racconta una testimone: "Venivano quelli del vicariato con una lista di cognomi da assegnarci. Le nostre madri ci affidavano perché erano donne senza mezzi, volevano sistemarci ed erano discriminate dalla stessa società somala. I collegi erano terribili, non c'eravamo solo noi, ma molti bambini orfani". Circa un mese fa è uscito un lungo reportage dedicato ai "bimbi dimenticati d'Italia", in occasione di un disegno di legge del ministero degli Interni che riconoscerebbe un INDENNIZZO AGLI ITALO-SOMALI VITTIME DI DISCRIMINAZIONI. Cosa significa per uno Stato riconoscere una somma di denaro come risarcimento per gli effetti nefasti prodotti dalla Storia sulla vita dei singoli? Secondo quali criteri si offre un indennizzo per alcuni crimini e non per altri? I gas usati per piegare gli etiopi sono forse meno gravi delle violenze fisiche e psicologiche delle suore? Rielaborare il passato coloniale italiano evitando di incorrere in una retorica ambigua e semplicistica resta fondamentale. Iscrivere il passato nel presente è una questione politica ancor più che storica, dalla quale dipende il nostro futuro comune.

martedì 28 ottobre 2008

I video di Parma e la raccolta delle foto di Roma e di Parma

Le foto di Roma e di Parma


Tutte le foto della riunione ANCIS di Roma e della riunione di Parma.

Per vedere i video di Parma:http://it.youtube.com/results?search_query=video+badeyee&search_type=&aq=fStiamo preparando il video professionale dell'incontro di Alessandria e di Parma. Be patient. Ce la faremo

martedì 14 ottobre 2008

Comunicato Stampa - Invito


ANCIS (Ass. Nazionale Comunità Italo Somala) comunica e invita le Istituzioni, le forze politiche, il Governo, i media italiani per la partenza straordinaria dello speciale Vagone merci il 1° Aprile 2009 - il 59mo anniversario dell'inizio dell'Amministrazione Fiduciaria Italiana sulla Somalia - dal Binario 21 della Stazione Milano Centrale destinazione SAN SABA o AUSCHWITZ (è concesso l'uso per l'occasione delle due amene località).
Sono garantiti i seguenti servizi in ESCLUSIVA agli italo somali, unici titolari del provvedimento:- - la cancellazione totale dei diritti civili ai 350 bambini nati durante l'AFIS;
- piombatura delle coscienze etiche, civili e del vagone in partenza;
- agli italo somali è riservata la cancellazione dei diritti umani universalmente riconosciuti come regalo aggiuntivo;
- è concesso d'obbligo alla Repubblica italiana – nonostante l'invito valido da 58 anni – dichiarare la totale assenza delle Istituzioni, dello Stato e del governo sulle responsabilità oggettive del suddetto viaggio;
- si concede eccezionalmente il TRIS delle leggi razziali già vissute dai (ex) 350 bimbi sia durante la repubblica sia durante il ventennio;
- è cancellata d'ufficio la presenza del quotidiano La Repubblica e della giornalista Francesca Caferri che hanno avuto l'ardire di pubblicare un inchiesta di 3 pagine sulla vicenda AFIS il 17.06.2008.
Note:. Le iscrizioni sono gratuite solo per i 350 (ex) bimbi AFIS, affrettarsi per l'iscrizione, il viaggio è unico ed irripetibile.Ritirate il modulo d'iscrizione al sito www.italosomali.org alla sezione blog:
I BIMBI ITALIANI STRAPPATI ALLA SOMALIA.
Gianni Mari
Presidente ANCIS

venerdì 20 giugno 2008

17 giugno 2008 pagina 36 sezione: R2


I bimbi italiani strappati alla Somalia

Sono passati 58 anni: l'Italia è pronta a riconoscere i propri torti e a offrire compensazioni a chi ne ha subito le conseguenze, ma non ancora a chiedere scusa. È una storia che parte da lontano quella di Lucia, Gianni, Antonio, Mauro e di altre centinaia di persone come loro: quando la raccontano alcuni piangono ancora, come se fosse accaduta ieri. La storia è quella di un gruppo di bambini nati in Somalia durante gli anni dell'Amministrazione fiduciaria italiana del paese (Afis) da coppie miste: madri somale e padri italiani inviati lì come militari o funzionari. Quando avevano pochi anni i piccoli, con meticolosa regolarità, vennero portati via alle madri per essere allevati in collegi gestiti da religiosi italiani: dapprima in Somalia e poi, dopo la fine dell'Afis, in Italia. Di quel trauma, della separazione forzata dalle madri subita dopo l'abbandono da parte di padri che quasi mai li riconobbero, da anni gli ex ragazzini chiedono conto allo Stato italiano. Oggi un disegno di legge del ministero dell'Interno per la prima volta dà loro ragione, riconoscendo le "discriminazioni subite" e stabilendo un assegno vitalizio di indennizzo. Ma il provvedimento non basta agli italo-somali, che dallo Stato italiano vogliono, prima di tutto, delle scuse. "Era l'agosto del 1963 - ricorda Lucia con la voce che trema - io avevo 9 anni. Sbarcai a Genova e vennero a prendermi due suore, vestite di nero, pallidissime. Mi portarono in quella che per i 7 anni successivi sarebbe stata la mia casa: notai subito le sbarre ovunque e le porte chiuse. Era buio e freddo, nonostante fosse estate piena. Non so quando capii che ero finita in un carcere. Fu orribile: ero sola, non capivo perché fossi lì: mi ammalai di anoressia, non parlai per due anni. Poi un giorno decisi che dovevo reagire, altrimenti sarei morta. Non potrò mai dimenticare". Lucia non vuole che si scriva il suo cognome, né la città dove vive: oggi che è adulta sa che non aveva fatto nulla per finire in carcere minorile da bambina, ma preferisce continuare a tenere nascosti i fantasmi del passato. Le cronache del tempo raccontano che negli anni dell' Afis - fra il 1950 e il '60 - le relazioni miste erano una questione ben nota alle autorità italiane: «Non esagero dicendo che la maggior parte ha la madama, qualcuno anche sposato», scriveva nel 1951 riferendosi agli italiani di Somalia l' arcivescovo di Mogadiscio, Venanzio Filippini. Da quelle relazioni nacquero centinaia - almeno 600 secondo i documenti dell' epoca - di bambini, tutti con un destino segnato: «I funzionari italiani arrivavano dalle nostre madri quando noi avevamo uno, due anni - racconta Gianni Mari, presidente dell'ANCIS, associazione italo-somali - il discorso era sempre lo stesso: il bimbo avrebbe avuto un destino migliore con gli italiani. Promettevano un' educazione, un lavoro futuro, cibo tutti i giorni. E le nostre madri, giovani e allontanate dalle comunità per aver avuto una storia con uno straniero, dicevano sì». Così la maggior parte dei bambini figli di coppie miste finì nei collegi cattolici della Somalia, dove venivano battezzati ed educati secondo i programmi scolastici di Roma: «Dovevamo parlare solo italiano, dimenticare la lingua delle nostre madri e il loro paese. Non c' era nulla a ricordarci l' altra metà di noi. La nostra parte somala doveva semplicemente sparire», ricorda ancora Mari. Nel corso degli anni le madri diventavano fantasmi lontani mentre i padri spesso non erano mai esistiti. La storia andò avanti così fino alla fine del mandato italiano in Somalia: di lì in poi si pose il problema di rimpatriare i minori, ormai sradicati nel loro stesso paese. «Arrivammo in Italia. Soli. Qui scoprimmo che non eravamo neanche italiani: la maggior parte di noi era apolide, perché senza riconoscimento paterno non c' era nazionalità. Eravamo malvisti nei collegi religiosi, perché considerati bastardi e in più di pelle scura. Subimmo insulti razziali, violenze, soprusi, pedofilia. Chi di noi ne è uscito è una persona forte. Ma molti non ce l' hanno fatta: si sono suicidati o sono in preda alla depressione», conclude Mari. Oggi, a distanza di quasi 60 anni, lo Stato è pronto ad ammettere per la prima volta la propria responsabilità per le sofferenze della signora Lucia, del signor Mari e di centinaia di bambini come loro. Lo fa con l' ufficialità di un disegno di legge firmato dal Viminale: un risultato importante paragonato ai decenni di silenzio. Un risultato che però non basta a molti dei protagonisti di questa storia. «Pretendo che ci si chieda scusa», dice Antonio Murat, 59 anni. Il signor Murat è uno dei pochi "fortunati" che alla nascita fu riconosciuto dal padre e porta il suo cognome. «Mi portarono in collegio in Somalia che avevo 3 o 4 anni - racconta - mio padre mi riconobbe, ma non fu mai presente. Venni in Italia da solo, quando diventai maggiorenne, e poco dopo mia madre morì, senza che l' avessi rivista. Dei soldi non mi importa nulla, ma qualcuno deve chiedere scusa a me e a lei per averci divisi». La voce di Antonio si incrina, dal portafoglio tira fuori una vecchia foto in bianco e nero: è la mamma, giovanissima e bellissima. «Io invece voglio tutto, voglio anche i soldi - interrompe Mauro Caruso - e di una pensione minima Inps, come quella che prevede la legge (500 euro circa, ndr) non so cosa farmene». Il signor Caruso si presenta come «un italiano con la pelle di pigmentazione scura». In lui, il dolore che in Murat è sfociato in malinconia si trasforma in rabbia: a differenza di molti altri italiani, suo padre non fece mancare nulla alla compagna somala e ai quattro figli avuti da lei. Compresa la cittadinanza italiana. Ma un giorno morì e alla porta suonarono i funzionari di Roma: il fratello e le sorelle di Mauro furono portati in Italia. Lui, che aveva un anno, rimase con la madre fino al 1974 quando fu costretto a partire a suo volta. «Entrai in collegio a Roma e ne uscii a 18 anni: ero solo. Mia madre era in Somalia, i miei fratelli erano estranei di cui non ricordavo nulla. Avevo sulle spalle un carico di soprusi che avrebbe potuto trasformarmi in un killer: invece ho fatto mille lavori, ma la mia fedina penale è sempre rimasta immacolata. È l' unica cosa bianca che ho», conclude tagliente. «Erano ragazzini rifiutati sia dall' uno che dall' altro lato», ricorda Don Antonio Allais, sacerdote torinese che negli '70 assunse la patria potestà di decine di piccoli apolidi di origini somale e imbastì cause su cause perché fosse riconosciuta loro la cittadinanza italiana. Le vinse, regalando ai suoi protetti un' identità su cui cominciare a costruirsi una vita: «Ma un passaporto non sana le ferite: restarono degli sradicati, senza affetti e trattati male da tutti». Negli anni, il caso degli italo-somali è rimasto a galleggiare nelle pastoie della burocrazia italiana: qualche interrogazione parlamentare negli anni '60, lettere degli ex bambini alla presidenza della Repubblica e al Parlamento europeo. Carte bollate, promesse e nessun fatto, fino a quando due anni fa il Comitato contro la discriminazione e l' antisemitismo del Viminale non decise di prendere in mano il loro dossier e, dopo decine di controlli e audizioni, mise a punto il disegno di legge sugli indennizzi: «Lo Stato è arrivato tardi - ammette il prefetto Mario Morcone, presidente del Comitato - speriamo con questa legge di rimediare almeno in parte alle sofferenze». La speranza del prefetto lo scorso anno è andata frustrata, perché non i due milioni di euro necessari per dare copertura finanziaria al disegno di legge non si trovarono: Morcone è pronto riprovare a settembre, quando si comincerà a discutere della prossima finanziaria. Come tutti, la signora Lucia spera che i soldi vengano fuori, ma per lei è chiaro che questo non basterà a chiudere i conti con il passato: «Voglio delle scuse per chi ha vissuto la mia stessa storia e si è suicidato. Per chi è depresso. Per le nostre madri, stritolate da questa vicenda quando erano poco più che bambine. Per i nostri figli, che non devono vederci come dei bastardi. Un misero foglio di carta in cui si parla di soldi e non di responsabilità di certo non mi basta».
- FRANCESCA CAFERRI -
pagina 36 sezione: R2


martedì 17 giugno 2008

Ci siamo. Bisogna fare i conti con il passato, dunque ora vogliamo le scuse.

Era il 1° Aprile 1950, cominciava l'Afis, cominciava un'infamia celata per 58 anni. Celata, ma gli artefici, non c'è l'hanno fatta a portare a termine il programma di annientamento, anzi...
La vicenda ora ha preso un altra piega. Nei pochi casi analoghi successi in altri paesi si stanno facendo i conti con il proprio passato ora tocca all'Italia. E' stata una lunga lotta intrapresa dall'Ancis a portarci a questo risultato e a questo punto. Non è stato facile, abbiamo subito umilianti attese, ci siamo scontrati con gente che non voleva sentire ma che già sapeva e così via. Ora è chiuso un capitolo e ne apriamo un altro che non ha scusanti e qui lo dico in modo chiaro netto in modo tale che tutti capiscano e non ci siano fraintendimenti.
Il ruolo dello Stato italiano in questa vicenda non ha e non corrisponde a reale volonta di soluzione alla vicenda. La grave emergenza che abbiamo posto deve avere una fine. Ancis per ritenere la faccenda conclusa soddisfacentemente deve ricevere dal governo italiano FATTI concreti, misure e azioni a soddisfare le giuste esigenze dei soggetti coinvolti, degli eredi di chi non c'è più e soprattutto l'inclusione delle mamme che hanno subito le peggiori umiliazioni.
Qui c'è lo steaming della trasmissione di TV La Repubblica:
Noi, somali italiani(17 giugno 2008)
Quaranta anni dopo, parlano i figli meticci degli italiani in Somalia. Senza patria e senza famiglia. A metà fra passato e presente. E senza futuroIn studio a Roma Francesca Caferri, la Repubblica, Gianni Mari e Antonio Murat. In collegamento telefonico lo storico Angelo Del Boca. Conduce Edoardo Buffoni.

lunedì 16 giugno 2008

E venne l'ora ............




Domani 17 Giugno, il quotidiano La Repubblica pubblicherà l'ARTICOLO.

Interessante articolo, di cui non vi anticipo nulla, in quanto, prima di essere pubblicato sembra che abbia già innescato una serie di slavine che stanno diventando valanga.
Il merito del giornale è che sta pubblicando e proponendo qualcosa che era sotto gli occhi di tutti ma che .... sembra era invisibile. Il merito di Ancis è stato quello di portare caparbiamente avanti con costanza un ingiustizia e un indiscriminazione contro dei cittadini italiani in un epoca che non era più quella coloniale e fascista ma con un regime internazionale e in piena Repubblica.

E' chiaro che non possiamo e nessuno può chiedere che la dignità umana calpestata e le vite guastate siano riassemblati; nessuno ci potrà ridare più i nostri fratelli/sorelle che abbiamo perso per strada, nessuno ci renderà coloro che sono morti, nessuno potrà aiutare ne lenire le sofferenze dell'animo e della psiche. Umilmente insieme ci daremo animo e forza. Dobbiamo capire che ci possiamo aiutare fra di noi e il gruppo dirigente Ancis confida in questa forza che noi italosomali abbiamo.
Nel precedente articolo nel blog vi chiedevo di serrare i ranghi e che vi avevo anticipato una "notizia" che cambierà la Comunità degli italosomali. Il momento è arrivato. Ringraziamo la redazione completa di La Repubblica e in particolar modo Francesca Caferri e ringraziamo tutti i ragazzi che hanno contribuito giorno dopo giorno a questo ripristino della verità comune e del buonsenso. Un caro saluto a tutti.
Gianni Mari

giovedì 12 giugno 2008

Dopo l'Australia, il Canada chiede scusa ai nativi.

Lo Stato Canadese fa scuse con un discorso del premier in Parlamento, sono stati stanziati fondi per 2 miliardi di dollari da destinare a ex studenti e discendenti dei nativi. "Risarciremo abusi e violenze". Un'inchiesta scoprì che in oltre 100 istituti avvenivano soprusi fisici e sessuali con più di 150 mila vittime. I bimbi venivano tolti alle famiglie e costretti all'integrazione.
Dopo le storiche scuse australiane (http://youtube.com/watch?v=uERSO_9M75k) e le precedenti scuse del governo norvegese con una causa in corso presso il tribunale dei diritti umani per i cosidetti "figli di Hitler, ora si aggiungono anche le scuse canadesi. E' un risveglio della coscienza di Stati che si sono macchiati di crimini che incidono sui diritti fondamentali della persona (chiunque essa sia) e come tali non suscettibili di nessuna prescrizione perchè un atto di annientamento verso un altra persona è il peggior crimine che un uomo possa compiere e questi crimini, purtroppo, sono successi.
Frammenti di vite spezzate a cui oggi il governo del Canada, per bocca del Primo ministro Stephen Harper, chiederà ufficialmente scusa. Non solo. Per 90 mila di loro, tra cui figurano sopravvissuti e discendenti, riceveranno un risarcimento, 2 miliardi di dollari.
Il vento è cambiato e sta cambiando per molti Stati che hanno avuto questo comportamento.
In questa vicenda il cambio lo si intuisce dalla dichiarazione del ministro degli Affari Indiani, l'attuale, Chuck Strahl: "E' un rispettoso e sincero riconoscimento di un'estesa devastazione culturale, che ha compreso traumi fisici, abusi sessuali, e continua a perseguitare quelle generazioni anche oggi". L'atto ha seguito di pochi mesi quello del governo australiano nei confronti degli Aborigeni. Ma il Canada è andato più in là, e oltre alle scuse ufficiali ha aggiunto un risarcimento economico. A occuparsi del compenso sarà una commissione creata con parte dei 4,9 miliardi di dollari, cifra più alta della storia del Paese, raggiunta al termine di un accordo tra governo, confessioni religiose e rappresentanti indigeni, al termine di una class action promossa dai nativi. Riceveranno un risarcimento tutti gli studenti delle scuole incriminate, mentre un'ulteriore somma andrà alle vittime di abusi sessuali. A coordinare la commissione sarà Harry LaForme, primo e unico aborigeno a essere nominato giudice di Corte di Appello. LaForme viaggerà attraverso il Paese per ascoltare storie di studenti, insegnanti e testimoni e per educare i canadesi sul "lato oscuro della storia del Paese".
Le comunità indigene puntano il dito verso il programma di colonizzazione, non solo culturale, e lo ritengono alla radice degli alti tassi di suicidi e di dipendenze da droghe e alcool che affliggono le loro comunità. Nonostante le minoranze etniche siano trattate relativamente bene in Canada, rimangono la parte più povera e svantaggiata del Paese.
Stasera il Canada si fermerà. Maxi-schermi sono stati allestiti in molte città per seguire il discorso di riconciliazione del primo ministro. Il Parlamento fermerà tutti i lavori. C'è grossa attesa anche tra le associazioni dei nativi, che oggi sono più di un milione. Alcuni di loro, soprattutto Inuit (quelli che un tempo venivano chiamati eschimesi, termine oggi considerato dispregiativo) e Metis (discendenti di famiglie indiane incrociate con europei), protesteranno perché i risarcimenti vengano allargati alle persone escluse perché le loro scuole non fanno parte della "lista nera".
Fra non molto ne vedremo delle belle su questo argomento ......

martedì 10 giugno 2008

E' il momento di serrare le fila.


C'è un momento che una persona pensa a quel che è successo e rivede i fotogrammi come un film già visto.
Memorizzi azioni e dici tra e te, conosco questa strada, ho già posato il piede in quella data maniera, ora vedrò una macchina o un volto noto che già avevo visto in quella precisa espressione etc.
Ho fatto questa introduzione per arrivare al nocciolo della questione.
Insieme a tanti compagni, amici, fratelli e sorelle italosomali il 4 Luglio 1996 abbiamo fondato l'ANCIS.
Era il punto di partenza ambizioso e che partiva da un presupposto altrettanto più ambizioso:
fare casa comune, rappresentare la nostra cocciuta solitudine in modo collettivo e cercare di saltare insieme gli ostacoli che inconsapevolmente gli italosomali pongono fra loro e con gli altri.
Gente magnifica gli italosomali: intelligenza poderosa (magari si perde in mezzo bicchiere d'acqua), carattere chiuso (derivante anche dalle mille difficoltà), litigiosità permanente, permalosità chilometrica, sospettosità impareggiabile etc etc., ma nonostante tutto ciò, e memori degli errori avvenuti nel passato (per esperienze similari intraprese anni fa ma sempre fallite) siamo andati avanti in questo progetto veramente innovativo per la Comunità.
Eccoci qui ora, dopo 12 anni e tanta esperienza acquisita direttamente nei campi di battaglia. Qualche risultato, possiamo dire, lo abbiamo raggiunto. A questo proposito nei prossimi giorni comunicheremo direttamente l'EVENTO che inciderà profondamente sulla Comunità, tuttavia, nel contempo bisogna chiaramente dire che è necessaria una crescita mentale e porre fine a sterili disfide o malcelati calcoli che non hanno più ragione di esistere né di essere. Bisogna prendere atto che gli italosomali della nostra generazione hanno la particolarità unica di essere nati in un contesto storico irripetibile. Siamo un unicum non paragonabile con altre realtà di meticciato di tutto il mondo: noi non apparteniamo alla patria materna (vista la patrinimicità di cui si fa uso in Somalia) né a quella paterna (vista la considerazione di fondo che ha la società italiana a considerarci neri); non abbiamo una cultura specifica da sviluppare, parliamo due lingue che ci appartengono (molti neanche tutt'due) e non ci appartengono, abbiamo una religione imposta, abbiamo tante volte cognomi non nostri ma per contro siamo un'etnia che ha una precisa data di partenza cioè dall'arrivo dell'Italia in Somalia (ed è questo il preciso contesto storico), sappiamo chi era e chi è stato il primo meticcio maschio (1911) e la prima femminuccia (1912).
A seguire nel tempo c'è stato l'incremento crescente degli italosomali; il fascismo e le sue leggi razziali; i collegi; la guerra e la sua fine; i collegi ancora; la fine del colonialismo ma non la fine del razzismo, altri collegi etc. etc.
Questa è la pecularietà unica ed irripetibile a cui mi riferisco sempre. Non la trovate da nessuna altra parte. E' solo nostra.
Quelli che sono nati dopo l'indipendenza ci sono perché sono nati da un atto di amore fra due persone che si sono scelte e si sceglieranno ma non hanno nulla a che fare per il vissuto con la nostra generazione, la generazione del ceppo d'origine degli italosomali.
Partendo da quel punto Ancis si è battuta per arrivare a far quadrato nella nostra peculiarità. Ci siamo riusciti, caparbiamente, a tracciare una linea da seguire e, se oggi ci sono evidenti risultati che ci fanno dialogare con le istituzioni, i mass media e le organizzazioni preposte vuol dire che c'è gente che si è sacrificata per raggiungere questi obiettivi. Questa gente ha speso il proprio tempo libero, ha rinunciato alle proprie ferie, ha speso di tasca propria le trasferte per raggiungere lontane località etc etc.
Quello che vi chiediamo è semplicemente il vostro sostegno e chiediamo di contribuire tangibilmente questo sostegno con il versamento delle quote associative che sono annuali e che per quest'anno ammontano a 50,00 €. Il Conto Corrente ANCIS su cui effettuare il versamento postale è questo: C/C 87320222, per il bonifico postale utilizzare le seguenti coordinate:
IT 82 C 07601 03200 000087320222
Dobbiamo raggiungere tutti, di conseguenza tale quota scenderà a 25,00 € l'anno prossimo. Chiarisco in maniera netta che questa è la quota associativa ANNUALE di ANCIS che va a ANCIS e nessun altro, punto.
Il gruppo dirigente Ancis vi chiede di lasciar perdere dietrologie inesistenti e cominciamo veramente il "percorso". Ci guadagniamo tutti sicuramente a confrontarci lealmente e collaboriamo a raggiungere ogni traguardo possibile INSIEME.
Grazie a tutti e a risentirci.
Gianni Mari

lunedì 26 maggio 2008

Razza Partigiana



Ufficio per la valorizzazione della Memoria di Roma

La newsletter della Memoria

Questo ultimo numero della Newsletter della Memoria conclude il lavoro svolto negli ultimi cinque anni dall'Ufficio del Consigliere del Sindaco per la Memoria Storica. La data del 25 aprile con uno scritto di Luigi Stanziani su un protagonista poco conosciuto e molto significativo della nostra liberazione.

LA LIBERAZIONE - 4 Giugno 1944 Liberazione di Roma
25 Aprile1945, Liberazione del territorio italiano dai nazi-fascisti

Due date fondamentali nella storia della nostra città e del nostro paese. E' giusto e doveroso ricordarle sempre e comunque. Quest'anno vogliamo farlo attraverso la storia di Giorgio Marincola, nostro giovanissimo concittadino, unico italo-somalo decorato con medaglia d'oro al valor militare. Giorgio Marincola nasce a Mahaddei Uen (Somalia) nei pressi di Mogadiscio (capitale della Somalia, allora colonia italiana), il 23 settembre 1923 da Giuseppe, ufficiale di fanteria, e una donna del luogo, Ashkiro. Suo padre non sposò mai la madre perché le leggi razziali proibivano i matrimoni misti, obbligando molti militari italiani ad abbandonare le famiglie o a sottrarsi al controllo dello Stato italiano. Secondo il manuale del fascista "l'incrocio fra due razze è nocivo ad entrambe. Il prestigio di razza non si mantiene, se viene mischiato il sangue". Giorgio si trasferisce presto a Roma con il padre e con la sorella. La sua adolescenza di italo-africano non deve essere stata facile in un'epoca in cui, citando ancora il manuale: "il meticcio è un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi più riprovevoli." Frequenta il liceo Umberto I, dove ha tra i professori Pilo Albertelli (al quale poi è stato intitolato il Liceo) che influenza profondamente lui e i suoi amici, fondando il Partito d'Azione nella capitale e organizzando la lotta partigiana, fino alla sua uccisione alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944. Nel 1941 Giorgio si iscrive all'Università per specializzarsi in medicina tropicale e tornare in Somalia, ma non ha modo di concludere gli studi. È attivo nel Partito d'Azione, partecipando alla sfortunata difesa di Roma nel gruppo Giustizia e Libertà, inserito nella terza zona (Parioli-Nomentano-Salario). Le azioni sono quelle classiche: sabotaggio, propaganda, attacchi notturni alle truppe tedesche, trasporto di armi.
Si unisce poi alle formazioni partigiane operanti nel Viterbese. Il 4 giugno finalmente Roma è libera. Giorgio Marincola però decide di continuare la lotta al nord e si arruola, col grado di tenente, nella "Special Force" del Comando alleato. Nell'agosto 1944 viene paracadutato in Piemonte. Il "Tenente Giorgio" (utilizzerà anche gli pseudonimi di Marcuzio, Mercurio e Marino, dal cognome di uno zio col quale era cresciuto), organizza nel biellese azioni di sabotaggio e attacchi contro le forze nazifasciste. Rende preziosi servizi nel campo organizzativo e in quello informativo; partecipa a numerosi scontri a fuoco rimanendo anche ferito e dimostrando ferma decisione e notevole coraggio. È catturato dai tedeschi il 17 gennaio 1945, nei pressi di Zimone (BI), mentre ritorna da una missione a Milano per conto dell'organizzazione "Franchi". Portato a Biella presso Villa Schneider, "Marino" è costretto a parlare alla nazifascista "Radio Baita". Gli chiedono cosa sia per lui, africano, la patria. Nonostante le torture subite, risponde in modo esemplare. "Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La Patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori". Dopo una dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiuta di porsi in salvo attraverso la Svizzera e impugna ancora le armi, insieme ai partigiani trentini. Muore presso Castel di Fiemme (Tn) il 4 maggio 1945, cioè 10 giorni dopo la data che festeggiamo come Liberazione, scontrandosi con un reparto di SS in ritirata che, a Stramentizzo, attua l'ultima strage nazista in Italia (27 massacrati tra patrioti e civili inermi). La motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare, dice: "Giovane studente universitario, subito dopo l'armistizio partecipava alla lotta di Liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane per decisione, per capacità, per ardimento".
Nel gennaio del 1946, l'Università di Roma ha conferito alla memoria di Giorgio Marincola la laurea ad honorem; aveva 22 anni.
Il Comune di Roma nel 2006, su proposta dell'ANCIS, ha individuato e delimitato a Cesano, tra Via Fosso degli Arcacci e Via Giuseppe Grecceva nel XX° Municipio, Via Giorgio Marincola.
Giovedì 26 giugno ore 20, presentazione di “Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola” edizioni Iacobelli (2008) con gli autori Carlo Costa e Lorenzo Teodonio. Il libro è una cronologia completa della breve vita di Giorgio. Gli autori sono andati alla ricerca negli archivi con un lavoro certosino di tutte le notizie che riguardavano Giorgio. E' una ricostruzione dell'ultima parte della sua vita e con i ricordi delle persone che lo avevano conosciuto.